Pimpi Oselì

Sezione: recensioni Autore: Sara Piovani
E' un libro meraviglioso: l'ho conosciuto grazie all'esame di storia della scuola!
E’ la storia di due fratelli romani costretti a seguire la mamma, maestra in un piccolo paese della Val Seriana. Attraverso la narrazione di quattro anni scolastici, dal 1936 al 1940, vediamo l'evoluzione della disciplina fascista impartita a scuola. La mente suggestionabile di Cecilia immagina angeli custodi che la perseguitano, petti sanguinanti sotto la veste delle suore..non voglio svelare altro e non per pigrizia… per me è un libro che merita di essere letto..
Buona lettura
I 7 Svevi

Sezione: favole Autore: Angela
C'erano una volta sette svevi: Sciulz, Giacomo, Marco, Giorgio, Michele, Gianni e Gigino.
Insieme partirono in cerca di avventure. Poiché viaggiare era pericoloso, si fecero preparare una lancia, una sola ma molto lunga. Tenevano la lancia tutti e sette insieme: davanti Sciulz, il più coraggioso, dietro gli altri, fino a Gigino che chiudeva la marcia.
Un giorno, un grosso calabrone si mise a ronzare rumorosamente in un prato, sbattendo le alucce. Sciulz, tremando per la paura, gridò:
"Sento dei soldati che suonano il tamburo!".
Giacomo che teneva la lancia dietro di lui disse:
"Non c'è dubbio, sento l'odore della polvere e della miccia".
Sciulz, fuggendo, saltò lo steccato ma ricadde sui denti di un rastrello e il manico lo colpì in piena faccia.
"Ahi! Ahi! - gridò - mi arrendo!".
Gli altri sei saltarono lo steccato uno dopo l'altro gridando:
"Se tu ti arrendi, mi arrendo anch'io!".
Alla fine, poiché non si vedeva in giro nessuno, capirono di essersi resi ridicoli e giurarono di non dire nulla. Proseguirono il loro viaggio e, dopo alcuni giorni, giunsero in un prato, ove una lepre stava all'erta con le orecchie dritte e i grandi occhi spalancati.
I sette svevi, atterriti alla vista di quella spaventosa bestia, si consultarono: che fare? Se fossero fuggiti il mostro li avrebbe inseguiti e divorati tutti quanti.
Allora pensarono: "Dobbiamo attaccar battaglia. Chi si mostra audace è già a metà strada verso la vittoria!".
Tutti e sette presero la lancia, Sciulz in testa e Gigino in coda, ma Sciulz non osava avanzare, mentre Gigino dalla retroguardia gridava:
"Forza! Uccidiamo quel mostro!".
Ma Gianni: "Sei un bel fanfarone, strilli ma sei all'ultimo posto!".
Michele allora gridò: "Amici, abbiamo a che fare proprio con il diavolo!".
E Giorgio: "Se non è il diavolo, è almeno suo nipote o suo cugino!".
Allora Marco ebbe un'idea: "Gigino, passa avanti e io ti seguirò!".
Gigino fece finta di non sentire e Giacomo intervenne: "L'onore di guidare l'assalto tocca a Sciulz, il nostro eroe!".
Allora, Sciulz raccolse il suo coraggio e disse:
"Puntiamo la nostra lancia e facciamo vedere di cosa siamo capaci!".
E insieme si lanciarono all'attacco. Ma Sciulz, più si avvicinava al nemico, più urlava di terrore:
"Ahimè, la mia ultima ora è giunta!".
La lepre, spaventata dalle urla, fuggì.
"Perbacco! - gridò Sciulz - il diavolo è addirittura più furbo di quanto pensassi. Affronterebbe sei svevi; ma non sei svevi più uno Sciulz".
Ringalluzziti dall'impresa, i sette svevi ripartirono. Giunti sulla riva della Mosella, interrogarono un uomo per sapere se il fiume fosse profondo e se ci fosse un modo per raggiungere l'altra sponda. L'uomo, che era francese, non capiva una parola e chiedeva nella sua lingua:
"Quoi? Quoi?".
Sciulz capì: "Di qua!" e pensò che l'uomo gli indicasse il punto in cui il fiume si poteva attraversare a guado. Così, saltò nell'acqua, fu trascinato via dalla corrente e annegò.
Il suo cappello, spinto dal vento, raggiunse la riva opposta, un grillo vi balzò sopra e cantò: "Cri, cri, cri".
Gli altri sentirono questa voce e dissero:
"Sciulz ci sta chiamando, dice Qui! Qui!, attraversiamo!".
Tutti e sei si lanciarono nell'acqua e nessuno fu più visto tornare in Svevia.
Wilhelm e Jacob Grimm www.pinu.it/sette_svevi.htm
L’agrifoglio, simbolo di prosperità

Sezione: cultura Autore: Angela
Anche se Natale è passato da un pò, qualche buon consiglio sul bellissimo agrifoglio...
Non è un caso che l’agrifoglio abbia la fama di pianta benaugurate. Come ricorda Alfredo Cattabiani, scrittore e studioso di tradizioni popolari, autore de “Il Florario” (edito da Mondatori), già gli antichi Romani indossavano dei ramoscelli durante i Saturnali, nei giorni che precedevano il solstizio d’inverno, perché consideravano l’agrifoglio un amuleto vegetale.
Con le sue fogli munite di spine evoca la funzione di difesa; il fatto che sia sempreverde, rafforza il desiderio di sopravvivenza; le bacche rosso vivo che si mantengono intatte per tutto l’inverno celebrano la rinascita del sole e augurano un anno felice.
Gli agrifogli prediligono i climi freschi e amano il sole. Nelle zone di mare, soffrono i caldo estivo e hanno bisogno di annaffiature frequenti, soprattutto se coltivati in vaso.
Tratto da “Famiglia cristiana” n°3/2009 p.119.
Barzellette: Se sei giù, sorridici su

Sezione: passatempi Autore: Miriam
Pierino Ridolino sta raccontando della sua nuova sorellina a un amico, quando questi lo interrompe, chiedendogli: - E come si chiama?; - Non lo so. Non riusciamo a capire niente di quel che dice!
L’autista dello Scuolabus dice a una signora: - Eccole suo figlio; - Ma questo non è mio figlio … - Le consiglio di prenderlo: è l’unico rimasto!
Un collega dice a un altro: - Se il capo non ritira quello che ha detto, non vengo più in ufficio a lavorare. – Perché, cosa ti ha detto?. – Che sono licenziato!
Una moglie pregava per suo marito: - Signore: dammi tanta pazienza per sopportarlo, dammi tanto amore per amarlo, dammi tanta dolcezza per non rispondere male, e non darmi forza per … non strozzarlo!