Insalata estiva

Sezione: ricette Autore: Angela
Ingredienti per 4 persone:
900 g. di pollo lessato
1 radicchio rosso
1 peperone
100 g. di fagiolini lessati
1 fetta di prosciutto cotto
1 pomodoro
1 cetriolo
olio e aceto
sale e pepe q.b.
Fate lessare il pollo e, a parte, i fagiolini. Disossate il pollo, togliete la pelle e tagliatelo a listarelle. Pulite il radicchio e il peperone eliminando il torsolo e i semi. Lavateli e tagliateli a strisce sottili. Affettate il cetriolo e tagliate a dadini il pomodoro e la fatta di prosciutto.
Mettete la carne, le verdure e il prosciutto in un’insalatiera; condite poi con olio, aceto, sale e pepe a vostro piacimento.
(“Le ricette di suor Germana 1999”)
La macchina che non voleva benzina:
quando devi mangiare qualcosa che non ti piace

Sezione: favole Autore: Miriam
C’era una volta una piccola macchina rossa decappottabile che correva felice in giro per la città. Correva sui ponti, correva sulle autostrade, correva perfino lungo i fiumi o vicino alla ferrovia perché le piacevano i treni.
L’unica cosa che non le piaceva era la benzina. Tutte le sere era la stessa storia. Stava seduta a tavola con papà e mamma e parlava, raccontava, a volte prendeva il cucchiaio, faceva come per mangiare ma poi lo rimetteva giù.
"Cosa posso fare?" diceva alla mamma. "La benzina non mi piace: è amara, non fa per me. Io preferisco il latte." "Ma il latte è per le macchina piccole, come la tua sorellina che sta qui vicino a me tutto il giorno. Se vuoi continuare a crescere e a correre, devi iniziare a bere benzina come i tuoi fratelli. Guarda Romeo, che sta diventando un campione di formula uno, o Marino, che gira il mondo." Ma la piccola macchina rossa decappottabile non ne voleva sapere. "Comincio domani" diceva. "Stasera prenderò ancora il latte, per l’ultima volta."
E sapete cosa avvenne? La macchina cominciò a ritornare piccola. Una mattina si svegliò e si accorse che il suo guanciale era grande. Anche le gomme quel giorno sembravano particolarmente grandi. Fece un giro, cercò un paio di macchine amiche sue, ma tutte e due sembravano essere cresciute parecchio durante la notte. La sera a cena, seduta davanti alla sua solita tazza di benzina, non sapeva spiegarsi cosa stesse succedendo. "Sembri più piccola oggi" le disse la mamma.
"Pare anche a te?" "Hai iniziato a bere un po’ di quella benzina?" le chiese il papà. "Veramente ancora no." "Beh, questo è quello che succede a chi mangia solo quello che gli piace. Il suo motore diventa sempre più piccolo, e anche la sua carrozzeria, perché non ricevono le cose di cui hanno bisogno per crescere. Ma non preoccuparti, invece che stare in garage con noi, diventerai così piccola che potrai stare nella camera dei bambini con tutti gli altri giocattoli." " Cooosaaaa???!!!" La nostra piccola macchina rossa non voleva certo finire nel cesto dei giocattoli e, senza pensarci neppure un altro momento, prese la tazza della benzina e la bevve tutta d’un fiato.
"Mmm…Non è poi tanto male" disse. "Credi che adesso inizierò a crescere?" "Sicuramente" disse il papà. "E se cresci abbastanza ti porterò anche sul traghetto che è una barca per le macchine."
(Tratto da "Una fiaba per ogni perché - Spiegare ai bambini perché succedono le cose" di Elisabetta Mauti - Ed. Erickson)
Funny games

Sezione: recensioni Autore: Angela
Forse, per qualcuno, questo titolo non è nuovo; "Funny games" è infatti un remake di un omonimo film del 1997, diretto dallo stesso regista, ovvero Michael Haneke. Nel cast ci sono attori del calibro di Naomi Watts, Tim Roth e Michael Pitt, conosciuto dai più per l’interpretazione in “The dreamers”. La trama è semplice: una famiglia decide di passare le vacanze nella propria casa al lago, ma quelle che dovevano essere ore spensierate e di riposo, si riveleranno un vero incubo a causa dell’incontro con due ragazzi apparentemente per bene, che in realtà si riveleranno però due psicopatici. A tratti, il film può ricordare “Arancia meccanica”, soprattutto per la dose di violenza presente, anche se l’azione è spesso accantonata per lasciare spazio alla violenza psicologica, più sottile, più “funny”… Il film è sapientemente diretto e i dettagli curati; interessantissime le inquadrature, spesso dal basso, o l’uso dei colori, su tutti il bianco. Insomma, un film da vedere e soprattutto da commentare con noi!
Biancarosa e Rosella

Sezione: favole Autore: Angela
C’era una volta una vedova che abitava con le sue due figliole in una casetta di campagna. Davanti alla capanna c’era un piccolo giardino con due rosai: su di uno fiorivano rose bianche, sull’altro rose rosse. Le figliole assomigliavano ai due rosai e si chiamavano una Biancarosa e l’altra Rosella. Erano entrambe belle, buone e generose. Spesso se ne andavano sole per il bosco a raccogliere funghi o more e gli animali si avvicinavano a loro fiduciosi: il leprotto veniva a prendere una foglia di cavolo dalle loro mani, il capriolo pascolava accanto a loro senza il minimo timore, i cervi saltavano tranquilli lì vicino, gli uccelli stavano sui rami a portata di mano, cantando le loro canzoni più belle. Se la notte le sorprendeva nel bosco, le due fanciulle non avevano paura e si addormentavano tranquille fino al mattino senza che la loro mamma si preoccupasse per questo. Una volta che avevano dormito così, al mattino, svegliandosi, videro seduto accanto a loro un bel bambino dal viso dolce che le guardò e se andò senza parlare. Volgendo gli occhi intorno, le fanciulle s’accorsero che avevano dormito sull’orlo di un burrone. Quel bambino, perciò, secondo la loro mamma, doveva essere l’angelo che veglia sui bambini buoni, e grazie alla sua protezione, Biancarosa e Rosella erano scampate alla morte. Pur essendo entrambe buone e volenterose, le due sorelle avevano caratteri diversi e lo si vedeva dalle loro occupazioni preferite. Biancarosa, infatti, più calma e silenziosa della sorella, amava starsene in casa ad accudire alle faccende domestiche. Teneva la casetta lucida come uno specchio. Inoltre aveva una bellissima voce, e amava star seduta a leggere accanto al fuoco. Rosella, invece, non amava gran che star ferma con il libro in mano. Le piaceva di più correre per i campi e i prati ad acchiappar farfalle. Non dimenticava mai, in primavera, prima che la mamma si svegliasse, di uscire di casa e di preparare un mazzo di fiori con le rose dei due rosai e di farglielo trovare sul tavolo accanto alla tazza del latte. Le due sorelle si amano molto e avevano deciso di non separarsi mai. Quando era inverno e nevicava, amavano stare tutte e tre insieme presso il focolare. La mamma prendeva gli occhiali e leggeva ad alta voce delle storie mentre le due fanciulle filavano. Anche il micetto ascoltava spesso con la coda ritta. Una sera si sentì bussare alla porta e la mamma disse: -Su presto, Rosella, vai a vedere chi bussa. Forse è un povero viandante che cerca ricovero per la notte. La figlia andò a levare il catenaccio pensando che si trattasse di una persona sorpresa dal maltempo, invece vide un orso che introdusse il testone nello spiraglio dell’uscio. Dette un grido di spavento. Il gattino, da parte sua, emise un lungo miagolio e le due fanciulle si nascosero dietro la madre. L’orso entrò nella stanza e intanto diceva con voce umana: -Non vi spaventate: non ho nessuna intenzione di farvi del male. Fuori fa freddo e io sono mezzo assiderato: non potrei sedermi accanto al fuoco? - Ma sicuro, povero orso- gli rispose la mamma.- Vieni pure qui al focolare, ma stai attento a non bruciarti il pelo. Poi esortò le sue figliole ad avvicinarsi, rassicurandole sulle buone intenzioni dell’orso. Le ragazze si accostarono tranquillizzate e a poco a poco smisero d’aver paura. L’orso disse: -Bambine, mi scuotereste un po’ di neve dalla pelliccia? Biancarosa esitava, ma Rosella le fece coraggio dicendole: -Se la nostra mamma lo ha accolto, cosa abbiamo da temere? - Su bambine,- ripeté infatti la mamma- l’orso vi ha chiesto un piacere. E’ tutto infreddolito: non volete aiutarlo a scaldarsi? Biancarosa e Rosella andarono a prendere una scopa ciascuna e spazzolarono con cura il pelo dell’orso. -Ora sì che va bene!- disse lui dopo un po’ di tempo.- Siete state molto brave e vi ringrazio di cuore. La mamma gli aveva preparato un po’ di latte caldo con del miele dentro e glielo porse con premura. L’orso lo bevve, visibilmente soddisfatto, e si mise sdraiato accanto al fuoco. Quando fu l’ora di coricarsi, la mamma gli disse: _- Rimani qui tutta la notte in santa pace: fuori fa un freddo terribile ed è meglio stare tra quattro mura! L’orso accettò l’ospitalità molto volentieri e riposò tranquillo. Al mattino, assai presto, le bimbe gli aprirono la porta e lo fecero uscire. Ma l’orso tornò la sera e anche quella seguente e quella altra ancora: in breve, non mancava mai all’appuntamento. Passò così l’inverno e venne la primavera . Una mattina, al suo risveglio, l’orso disse a Biancarosa che sarebbe stato lontano tutta l’estate per proteggere i suoi beni dai nani cattivi. Essi d’inverno se ne stavano sottoterra perché non potevano scavare, ma d’estate facevano gallerie profonde e rubavano quello che trovavano. Le due fanciulle furono molto addolorate da quella partenza. L’orso, ormai, era proprio uno di famiglia! Poco tempo dopo, la mamma mandò le bimbe nel bosco a raccogliere legna, e mentre erano intente a cercare ramoscelli videro un nano dalla faccia grinzosa e dalla candida barba lunga un metro che saltava qua e là perché la punta della barba era incastrata in una fessura di un tronco caduto. Guardò le bambine con gli occhi fiammeggianti, esclamando: -Cosa fate lì senza muovervi? Le bambine riunirono i loro sforzi per tirar fuori la barba del nano, ma non vi riuscirono. -Corro a cercare aiuto- gridò Rosella alla fine. -Che bisogno c’è di chiamare altra gente? Non potete trovare voi due un rimedio? Pensa e ripensa, alla fine Biancarosa tirò fuori dalla tasca le sue forbicine e tagliò la punta della barba. Appena il nano si sentì libero, afferrò il suo sacco pieno d’oro, che era nascosto fra le radici e, gettandoselo sulle spalle, se ne andò brontolando. Un po’ di tempo dopo Biancarosa e Rosella se ne andarono a pescare e quando si avvicinarono allo stagno, scorsero lo stesso nano che con la lunga barba impigliata nella lenza stava per essere trascinato nell’acqua da un grosso pesce che aveva abboccato all’amo. Le due fanciulle ricorsero, ancora una volta, alle forbici e tagliarono al nano un altro pezzo di barba. Quando il nano fu libero, andò su tutte le furie, poi, tirato fuori un sacco pieno di perle, sparì di nuovo. Non molto tempo dopo quest’avventura, Biancarosa e Rosella passavano per un luogo abbastanza selvaggio quando videro un grande uccello che aveva afferrato il nano, e cercava di portarlo via. Le bimbe lo afferrarono e lo tennero forte finché l’uccello andò via. Però, appena il nano si riebbe dalla paura, esclamò: -Non potevate tenermi con più garbo?Mi avete strappato la giacca! Con queste parole si caricò sulle spalle un sacco pieno di pietre preziose e scivolò nella sua grotta. Le ragazze, abituate all’ingratitudine del nano, continuarono la loro strada ma, quando ripassarono di lì, trovarono il nano che aveva disteso le pietre preziose. Il sole brillava e le pietre luccicavano tanto che le bambine si fermarono. -Che cosa fate?-domandò il nano. Mentre gridava, si udì un ringhio e un grande orso uscì dalla foresta. Il nano fece un balzo, ma non fece in tempo a rientrare nel suo antro prima che l’orso lo raggiungesse. -Risparmiami,- gridò allora- ti darò tutti i miei tesori, anche queste pietre preziose. L’orso, però, senza darsi la pena di parlare, gli dette una zampata e quello on si mosse più. Le bambine stavano per fuggire, ma l’orso le chiamò. Esse riconobbero la sua voce e si fermarono: quando l’orso fu vicino, il mantello di pelliccia gli cadde e apparve un bel giovane vestito d’oro. -Sono figlio di un re- disse – ed ero stregato da quel nano che aveva rubato i miei tesori, condannandomi a errare sotto forma di orso, fino alla sua morte. Così Biancarosa sposò quel principe e Rosella il fratello di lui, e si divisero l’immenso tesoro del nano.