Lasagne agli Asparagi

Sezione: ricette Autore: Miriam
Dosi per 6/8 persone circa
in pirofila da 30/40 cm di lunghezza
Lasagne Barilla circa una scatola
1 Kg di asparagi surgelati
150g /200g di Prosciutto cotto
150g circa di fontina tagliata a fette
100g di parmigiano grattugiato
olio d’oliva
un pezzettino di burro
2 scatole di besciamella Sterilgarda (è più densa)
Mettere una pentola d’acqua e sale grosso sul fuoco(come per far la pasta), appena bolle versare gli asparagi congelati e appena ritorna a bollire l’acqua lasciarli cuocere per 15 minuti circa. Scolarli e lasciarli intiepidire. Per usarli nelle lasagne è consigliabile tagliarli, solitamente in tre pezzetti ognuno, in modo da disporre la parte finale come primo secondo strato nelle lasagne in quanto è leggermente più duro rispetto alle punte.
Cuocete le lasagne, 4-5 fogli alla volta, in acqua bollente e salata alla quale avrete aggiunto un cucchiaio d’olio. Quando saranno cotte al dente ( circa 1- 2 minuti) toglietele con un mestolo forato e disponetele in un piatto, sgocciolando l’acqua.
Prendete una pirofila ovale o rettangolare, e ungetela leggermente con un filo d’olio e bene sui bordi passate il pezzetto di burro per evitare che la pasta si attacchi.
Disponete un primo strato di lasagne allineandole bene per non lasciare spazi vuoti della pirofila, su queste distribuite un po’ di asparagi, coprite con altre lasagne (che nel frattempo avrete messo a bollire) versate parte della besciamella, mettete altri asparagi e distribuite sopra il prosciutto e poi la fontina. Continuate ad alternare gli strati facendo in modo di terminare con uno strato di besciamella; volendo sopra, guarnire con alcune punte di asparagi più belle che avrete tenuto da parte e spolverate con abbondante formaggio grattugiato.
Fare cuocere in forno preriscaldato a 200°C, per circa 40-45 minuti.
Eugenio Montale

Sezione: cultura Autore: Angela
Eugenio Montale nacque a Genova nel 1896 da un’agiata famiglia di imprenditori.
I suoi studi non furono troppo brillanti, e, invece di inserirsi nell’impresa familiare, sviluppò inclinazioni del tutto diverse.
Si avviò così al canto lirico e poi alla poesia.
“Meriggiare” è del 1916, ma le sue prime pubblicazioni in volume risalgono a dopo la guerra.
Infatti, nel 1925 uscirà la sua prima raccolta poetica “Ossi di seppia”, mentre nel 1939 sarà la volta di “Le occasioni”.
Nel periodo tra le due guerre, maturò sempre di più il suo ostinato antifascismo, che lo porterà ad essere allontanato dall’incarico di direttore di una biblioteca fiorentina.
Vivrà quindi in modo modesto, mantenendosi con sporadiche attività di traduzione.
Solo al termine della guerra fu assunto dal “Corriere della sera”, con il quale collaborò parecchi anni.
Fu nominato senatore a vita nel 1967 e negli ultimi anni della sua vita riprese l’attività poetica, componendo “Xenia” e “Satura” nel 1971.
Morì nel 1981.
Ho sceso, dandoti il braccio
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
E’ una lirica tratta dalla raccolta “Satura” del 1971.
Con tenerezza e un filo di ironia, Montale delinea la figura femminile in una dimensione semplice e quotidiana, ricordando la timidezza, ma anche la saggezza della moglie.
Ora che la sua donna è morta, prevale la nostalgia, perché “le sue pupille offuscate” erano comunque le uniche a vedere e a cogliere profondamente la realtà, andando oltre le apparenze.
Il senso profondo di questa lirica, condita con un linguaggio dolce e colloquiale, è appunto quello di dover sempre guardare oltre, non fermandosi all’aspetto più superficiale e frivolo delle cose.
E. Mauti - Una fiaba per ogni perché

Sezione: recensioni Autore: Angela
Nello spazio “recensioni” di questa settimana ho deciso di parlarvi di un testo molto interessante, ma soprattutto, di alto contenuto pedagogico. Ho scoperto questo volumetto per caso, dopo che mia sorella, insegnante di scuola primaria, l’ha acquistato perché incuriosita dal titolo. “Una fiaba per ogni perché” di Elisabetta Mauti è un libro per bambini, dato che è composto da 10 brevi fiabe,sapientemente illustrate, ma credo, soprattutto, per genitori. In modo semplice e simpatico, attraverso racconti fantastici, si cerca di spiegare ai bambini quelli che sono i piccoli e grandi problemi della vita, come, ad esempio, la separazione dei genitori, l’inizio della scuola, o la paura del buio. Si crea così un testo UNICO nel suo genere, indispensabile per grandi e piccini. Assolutamente da leggere, anche se non si hanno figli! Nello spazio “favole” vi do un piccolo assaggio con una di queste deliziose fiabe.
La famiglia dei bottoni: quando inizia l'asilo

Sezione: favole Autore: Angela
C’era una volta una grande famiglia di bottoni. Il nonno era molto anziano ed era fatto di corno. La nonna era tutta d’argento lavorato. La mamma e il papà erano due bei bottoni di madreperla, avevano sette figlioli e vivevano tutti sullo stesso maglione. Un giorno la mamma disse ai suoi figli: “Ho una bella notizia da darvi: sta arrivando un fratellino”. Il piccolo Otty, così si chiamava, era un grazioso bottoncino di madreperla, molto simile ai suoi fratelli, ma un po’ più piccolo. La mamma lo mise all’altezza del colletto. “Stai qui vicino a me, fino a che non diventi un po’ più grande” gli disse. Ma Otty era un bottoncino curioso: si girava, guardava su e giù e voleva vedere cosa facevano i suoi fratelli. Insomma, non stava fermo un attimo. Una mattina il papà gli disse: “Oggi è un gran giorno per te, Otty. Puoi finalmente venire con me. Ti porterò all’asilo dei bottoni”. Otty era molto eccitato. Voleva vedere dove sarebbe andato. Così seguì il papà. “Ecco” gli disse. “Questo è il tuo posto. Adesso viene a prenderti la signorina Mano e ti porta nella tua asola”. Arrivò infatti una bella mano morbida che lo accompagnò alla prima asola e lo fece sedere. Lì c’era una spilla e un gruppo di perle che facevano un bellissimo girotondo. Ma lo presero in giro. “E’ arrivato un bottoncino” dicevano. “Molto bello, ma piccino”. Otty si sentiva triste perché voleva la sua mamma, si sentiva solo e non voleva giocare con quelle stupide perle. La sera, quando il maglione si trovò sulla sedia, Otty chiamò la sua mamma. “Io non voglio tornare in quel posto” le disse. “Voglio stare sempre vicino a te. Ti prometto che starò buono e fermo e non farò rumore”. Ma la mamma non era d’accordo. “Vedi Otty, ogni giorno i bottoni hanno un lavoro importante da svolgere e lo svolgono stando al loro posto. Io faccio il mio, il papà fa il suo e anche tutti i tuoi fratelli fanno il loro. E così tu – che fai parte della famiglia – fai il tuo”. Ma Otty non ne voleva sapere. “Che cosa vado a fare da quella signorina Mano e da quelle perline che cantano e ballano tutto il giorno e si prendono gioco di me?” La mattina dopo Otty era triste. “Non mi sento bene” disse alla mamma. “Posso restare con te?” “A me sembra che tu stia benissimo: vai a fare il tuo dovere!” Così Otty tornò all’asilo dei bottoni e quel giorno fece amicizia con Asola, che sembrava abbastanza simpatica. E pian piano capì che stare lì poteva essere un vero divertimento e avrebbe imparato tante cose. Quella sera raccontò alla mamma cosa aveva fatto e ogni giorno capitava qualcosa di nuovo. Un giorno le perline lo abbracciarono così forte che non volevano più lasciarlo andare e Mano fece di tutto per staccarli, ma ci mise un sacco di tempo. Un giorno giocarono con una morbida sciarpa azzurra che veniva dal Giappone e raccontò loro storie meravigliose sull’Oriente. Un giorno Mano lo fece giocare e gli fece il solletico e lui rise tanto e si sentì davvero speciale. Ma la parte più bella era stare con la sua amica Asola, che era molto legata a lui. “Io mi sento importante” gli diceva Asola “solo se ci sei tu”. E Otty sentiva che per lui era lo stesso. “Adesso ho finalmente capito perché volevi che andassi all’asilo” disse Otty quella sera alla sua mamma. “Stare con gli altri è importante, anche se sono diversi da me, perché ti aiutano a capire che sei speciale.”