100 IDEE allo Specchio: Il Racconto di un Viaggio
- Redazione

- 2 ore fa
- Tempo di lettura: 4 min
Non solo numeri, ma parole e scoperte: ecco cosa abbiamo capito
guardando indietro al percorso fatto insieme.
Questo contributo nasce per restituire i risultati del Report di Valutazione
Intermedio del progetto 100 IDEE, un’analisi che ha coinvolto oltre 300
adolescenti milanesi. Sono state realizzate 26 interviste di gruppo e
centinaia di questionari pre e post esperienza.
La valutazione di un progetto suona spesso come un compito in classe, noioso e un po’ freddo. Per 100 IDEE invece, è stato come sedersi in cerchio a guardare le foto di un lungo viaggio. Abbiamo parlato per ore, ascoltando i racconti di chi ha cucinato piatti etnici, di chi ha doppiato film e di chi è partito per Napoli o per l’Islanda. Abbiamo scoperto che, dietro ogni bando vinto, c’è stata una crescita che non si può misurare solo con gli scontrini.
1. Dallo schizzo alla realtà: la "fatica" di fare sul serio
Tutto comincia con un'idea scarabocchiata su un foglio o un desiderio condiviso in gruppo. Ma quando si passa dal sogno alla pratica, le cose cambiano e diventano concrete. Molti sono partiti con una carica enorme, per poi scontrarsi con la complessità del "fare sul serio". Organizzare un’idea non è stato un gioco, ma un vero lavoro di incastri tra scuola, sport e vita quotidiana.
La valutazione del progetto parla chiaro: la gestione del tempo è stata la difficoltà principale per il 20% dei partecipanti. Non era solo questione di orologi, ma di capire come trasformare un'intuizione in un piano operativo.
I racconti di ragazze e ragazzi restituiscono bene questo impatto: “Volevamo fare tante cose, ma non c’era tempo” ha ammesso chi si è cimentato con i laboratori di cucina. All’inizio, il senso di spaesamento è stato comune a molti: “All’inizio non capivamo niente del progetto, a parte che avremmo dovuto scrivere dei pezzi”. C’era chi non sapeva nemmeno come muovere i primi passi burocratici: “Non sapevamo bene cosa fare e che cosa chiedere”. Realizzare un murales, organizzare un viaggio o registrare un album ha richiesto uno sforzo che è andato oltre le aspettative, diventando una sfida di resistenza. Qualcuno ha sintetizzato questa fatica con estrema sincerità: “Partecipare era qualcosa di difficile... ha gravato sul fisico e sulla psiche”. Eppure, è proprio attraversando questa "fatica" che i gruppi hanno iniziato a capire che potevano farcela davvero.
2. La palestra del gruppo: negoziare, litigare, unirsi
Nelle nostre analisi, il gruppo non appare solo come un mezzo per finire un lavoro, ma come una vera e propria palestra relazionale. Sebbene solo l'8% delle persone partecipanti l’abbia indicata come una difficoltà iniziale, ben il 25% ritiene di aver imparato di più proprio collaborando con le altre persone.
Stare insieme è sembrato naturale, ma cooperare davvero è stata una sfida continua.
Il conflitto non è stato un segnale di fallimento, ma un’occasione per allenare la comunicazione efficace. Ragazze e ragazzi raccontano: “dalle discussioni abbiamo imparato a usare le parole giuste”. Anche dove gli scontri sono stati accesi, la tensione ha finito per creare unione: “abbiamo litigato più in due giorni che in un anno... però ci vogliamo tutti bene in realtà”. La gestione della "fatica" quotidiana ha costretto i gruppi a negoziare i ruoli in modo nuovo. Non è stato sempre facile o equilibrato: “erano sempre le stesse persone a lavare i piatti”, ha ammesso con sincerità chi ha partecipato ai laboratori di cucina. Eppure, proprio imparando a dividersi le responsabilità e a sostenersi, i gruppi sono cambiati. Il risultato più prezioso non è stato solo l'obiettivo raggiunto, ma la nascita di un legame profondo: “questo rapporto che abbiamo stabilito tra di noi... per me questa è una seconda famiglia”.
3. Il ruolo degli adulti: accompagnare senza sostituirsi
Un aspetto cruciale emerso dalla valutazione riguarda il ruolo degli adulti nel percorso di mentoring. In molti casi, le figure adulte hanno rappresentato un punto di riferimento importante, offrendo supporto nell’affrontare gli aspetti organizzativi e burocratici e contribuendo a creare le condizioni perché i giovani potessero esprimere il proprio protagonismo e prendere decisioni in autonomia.
Le voci di ragazze e ragazzi:
"Se sbagliavamo erano pazienti".
"I mentor ci hanno aiutato per l’aspetto economico e la gestione degli spazi".
"Non ci sentivamo mai sole... c’era sempre qualcuno di supporto".
"Ci hanno aiutato a concretizzare le idee e a gestire i soldi".
La valutazione evidenzia però anche alcune difficoltà: in certi casi il supporto adulto è risultato molto intenso e ha rischiato di ridurre gli spazi di autonomia dei partecipanti.
Questo elemento ha messo in luce quanto sia delicato trovare un equilibrio tra accompagnamento e possibilità per i giovani di sperimentarsi direttamente.
4. Cosa resta nello zaino: scoprire di "saper fare"
L'ultimo highlight tira le somme degli apprendimenti (Life Skills). I dati mostrano un incremento nell'autopercezione di capacità come gestire il denaro (+0,29) e prendere decisioni (+0,50 secondo i mentor).
Quasi 9 ragazze/i su 10 (88%) dichiarano che ripeterebbero l'esperienza.
Le voci di ragazze e ragazzi:
"È stata la prima cosa dove io mi sono detta: sono riuscita a fare qualcosa di buono".
"Ho imparato a prendere decisioni importanti".
"Mi ha reso più responsabile… qualcosa è cambiato".
"Questa sala rimane per tutti... sarà utile e piacevole".
La valutazione mostra che l’apprendimento più significativo non è passato solo dai risultati finali, ma dal processo: dal negoziare nel gruppo, dal capire come organizzarsi, dal chiedere aiuto, dal trovare un equilibrio tra autonomia e supporto adulto. In molti casi, è stata la prima occasione per sperimentarsi davvero come persone capaci di incidere sul proprio contesto. Forse è proprio questo che resta, guardando indietro: non soltanto un viaggio, un murales, un laboratorio o un album registrato, ma la scoperta che idee considerate inizialmente troppo grandi o troppo complicate potevano, pezzo dopo pezzo, prendere forma davvero.
Testo di Istituto Italiano di Valutazione




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