Visioni dal basso. Pratiche audiovisive tra spazi urbani e comunità
- Redazione

- 5 mar
- Tempo di lettura: 5 min
Un viaggio tra cinema, formazione e performance dal vivo che attraversa quartieri e comunità, esplorando come l’audiovisivo possa diventare uno strumento di espressione, relazione e riappropriazione dello spazio urbano. Attraverso le esperienze di Catafic, Quindici19 e Live in DEMO, l’articolo racconta pratiche dal basso capaci di trasformare il vissuto individuale in immaginari collettivi
Esistono linguaggi capaci di scardinare il già visto e di dare voce a ciò che spesso resta nell’ombra. In un’epoca di saturazione informativa, le nuove generazioni sentono il bisogno di riappropriarsi di luoghi — fisici e simbolici — per un’autentica espressione di sé. Si tratta di scavare uno spazio che non solo è concesso, ma conquistato. Per questo, al centro di questo racconto ci sono tre realtà che utilizzano le tecniche dell’arte e del cinema come dispositivi di resistenza culturale, capaci di sfidare le narrazioni mainstream e affrontare le complessità del nostro presente. Non si tratta solo di produrre immagini, ma di creare percorsi in cui i giovani possano rivendicare il proprio spazio nel mondo. Abbiamo lavorato a una rappresentazione capace di dare forma a un’immagine precisa: la necessità di farsi spazio in un mondo che di spazio ne dà (forse) poco, filo conduttore che lega questo primo episodio al secondo, condotto da noi: un’intervista al progetto Memorie di passaggi condivisi del Collettivo NODI, un’iniziativa di rigenerazione culturale nel Municipio 2 di Milano che raccoglie e valorizza le memorie personali e collettive dei quartieri attraverso laboratori e pratiche di urban storytelling.
Credits Live in Demo
In questo viaggio tra estetica e impegno sociale, esploriamo insieme a Catafic, Quindici19 e Live in DEMO come la costruzione di una visione cinematografica diventi, per molti, il primo passo per definire la propria identità e trovare un luogo di libertà dove esprimere la propria visione, trasformando il vissuto personale in un messaggio collettivo.
Tra le realtà che stanno riscrivendo il modo di abitare la città spicca Catafic, un progetto che trasforma il cinema d’autore asiatico in uno strumento di “silenziosa ribellione” urbana. L’obiettivo è radicare la settima arte nel tessuto di Milano, sottraendo la visione ai circuiti convenzionali per portarla nel cuore della vita pubblica: dalle piazze ai cortili di quartiere. Attraverso una rassegna itinerante che ha toccato luoghi dal forte valore sociale come Nuovo Armenia, Hub Rizzoli e NAMA, Catafic ha creato un ponte tra la cultura cinematografica e il territorio, coinvolgendo attivamente gli abitanti dei palazzi circostanti e la comunità taiwanese locale.
Il progetto non si limita alla proiezione, ma agisce come un catalizzatore di comunità: la scelta di concentrarsi sulla cinematografia taiwanese, esplorando la vita delle ragazze di Taipei tra gli anni ottanta e duemila, diventa un pretesto per attivare spazi di aggregazione sotto casa, arricchiti da catering tematici e DJ set. Questa dimensione "esperienziale" e decentrata permette ai giovani — e in particolare al target under 35 — di riappropriarsi di angoli di città meno istituzionali ma ricchi di significato. Con una community vibrante che prosegue il dialogo su Telegram e Substack, Catafic ha guardato l’inizio di questo anno con l'intento di rendere questa alternativa cinematografica sempre più strutturata, a partire dalla presentazione di un volume indipendente sul regista Edward Yang, per continuare a offrire a Milano uno spazio di libertà e visione condivisa.

Credits: Catafic - Feed profilo Instagram
Se Catafic lavora sulla riappropriazione dello spazio urbano attraverso la visione collettiva, Quindici19 agisce a partire dalle persone, mettendo il linguaggio audiovisivo al servizio di chi quel territorio lo abita ogni giorno.
San Siro On Set è un percorso di formazione gratuita rivolto ad adolescenti, che nasce dall’incontro tra giovani del quartiere, videomaker professionisti e tutor under 30, con l’obiettivo di trasformare l’audiovisivo in uno strumento di espressione, ascolto e riconoscimento, ma soprattutto strumento di empowerment e di dialogo interculturale, capace di restituire centralità alle narrazioni locali e di dare voce a quelle esperienze che raramente trovano spazio nei racconti dominanti.
Quindici19 definisce il progetto come “un laboratorio partecipato in cui i giovani di San Siro diventano allo stesso tempo ispiratori, autori e protagonisti di una storia originale, condivisa e co-creata”. Un approccio che si riflette anche nella metodologia: pochi momenti frontali, dedicati all’acquisizione degli strumenti di base, e un’ampia sperimentazione pratica fondata sul learning by doing e sulla collaborazione orizzontale.

Credits: Quindici19 - Locandina progetto San Siro On Set
La scelta di San Siro non è casuale. La complessità culturale del quartiere, insieme alla presenza di giovani alla ricerca di spazio, visibilità e riconoscimento, lo rende un contesto fertile per sperimentare. Il quartiere stesso diventa così set, materia narrativa e luogo di confronto, coinvolgendo non solo i partecipanti ma anche gli abitanti che entrano in contatto con il progetto. L’obiettivo non è la professionalizzazione in senso stretto, ma la creazione di spazi di ascolto, condivisione e attivazione creativa.
In questo processo, un ruolo centrale è affidato ai tutor under 30. La prossimità generazionale, ci dicono, riduce le distanze, favorisce la fiducia e rende il linguaggio — tecnico e relazionale — più accessibile. I tutor non si configurano come figure autoritative, ma come modelli possibili, capaci di tradurre competenze complesse in pratiche concrete e di intercettare immaginari, riferimenti culturali e desideri propri dell’adolescenza.
Se Catafic e Quindici19 puntano l’obiettivo sulla visione e sulla creazione cinematografica, Live in DEMO sceglie di esplorare la dimensione dell’audiovisivo attraverso la performance dal vivo, trasformando il quartiere Ca’ Granda in un luogo vibrante di socialità. Il progetto, come suggerisce il nome, sceglie la Biblioteca Solidale Demonte come spazio che accoglie musica emergente in un formato intimo e informale. Qui l’evento non è mai una fruizione passiva, ma un momento collettivo curato da un gruppo di amici e vicini di casa. La musica diventa il pretesto per una riappropriazione degli spazi: dalla preparazione condivisa del pranzo alle fasi di accoglienza, ogni appuntamento è costruito per generare un senso di appartenenza e condivisione e trasforma il vicinato in una comunità attiva.

Credits: Live in DEMO - Locandina evento organizzato presso Biblioteca Sociale Damonte
Con il supporto dell’ente mentor RIL Factory, ogni sessione viene raccontata anche attraverso una produzione audio e video, trasferendo così l’esperienza offline in archivio digitale permanente. Vengono così restituiti alla comunità contenuti che testimoniano la vitalità del territorio e, in parallelo, viene offerta agli artisti emergenti una vetrina professionale.
L’approccio di Live in DEMO è dichiaratamente laboratoriale e adattivo. Il gruppo non si limita a organizzare eventi e momenti musicali, ma osserva e metabolizza i riscontri del quartiere, affinando costantemente il proprio modello operativo attraverso una valutazione interna continua. Questa prima edizione, pur contenuta nel numero di appuntamenti, si pone come il prototipo di un formato replicabile.

Credits: Live in DEMO - Locandina evento organizzato presso Biblioteca Sociale Damonte
Queste esperienze raccontano una stessa spinta: usare il linguaggio audiovisivo come mezzo per creare relazioni, aprire spazi e ridefinire il modo in cui i giovani abitano i territori. Catafic, Quindici19 e Live in DEMO dimostrano che il cinema, la formazione e la performance possono diventare pratiche quotidiane di resistenza culturale, capaci di generare comunità e di restituire dignità alle storie marginali. Queste realtà costruiscono così alternative concrete, dove la visione nasce dal basso e si nutre dell’incontro. È proprio in questi incroci - tra quartiere e schermo, tra vissuto personale e racconto collettivo - che prende forma un immaginario nuovo, fluido, aperto, capace di immaginare il presente e di riscrivere il futuro.
Testo di Malegaleco




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